News e Curiosità

Fotografiamo troppo, Viviamo poco

Nell’era digitale fotografiamo di tutto, ma quante immagini meritano l’album della memoria?

Il cappellino sulla testa, lo sguardo dritto, una mano appoggiata alla bicicletta: per quanto ne sappiamo mio nonno, da bambino, era così. Non abbiamo altre foto. Per raccontare la sua infanzia tutta intera – il divertimento, la povertà, i fratelli – c’è solo quella. Aveva forse cinque anni e un’espressione contenta. Di sicuro sua mamma l’aveva vestito al meglio, perché l’occasione era importante.

Mia figlia ha otto mesi e migliaia di foto. Messe una dietro l’altra, raccontano qualcosa di ogni giorno della sua vita. Magari le farà piacere averle, quando sarà grande e non ricorderà niente di questo periodo. Magari invece non le importerà, ma sono solo file e non ingombreranno il salotto come i vecchi album. Un po’ le scatto per lei e un po’ per me, perché non voglio dimenticare nemmeno i dettagli. Ma i dettagli sono tanti e le foto tantissime.
Troppe?

Per quanto riguarda i ricordi potrebbe non essere una grande strategia, visto che c’è il rischio di ottenere l’effetto contrario.

 Secondo uno studio firmato da Linda Henkel della Fairfield University, infatti, scattare troppe foto indebolisce la memoria perché ci si concentra più sulla fotografia che sul momento che si sta vivendo. A volte, in effetti, tirare fuori la macchina fotografica o lo smartphone guasta la magia del momento. E se, da una parte, sembra un peccato perdere l’immagine di quella risata, fotografarla è un po’ come viverla di meno. Proprio per quello i momenti più belli non li abbiamo mai interrotti, né filtrati con un display.

Le nostre migliaia di foto si possono considerare, diciamo così, un investimento di memoria sul lungo periodo: tra vent’anni avrò comunque dimenticato quel vestito o quella volta in piscina, le immagini mi aiuteranno a ricordare.
Ma le foto che facciamo ai nostri figli – parlo al plurale perché non sono l’unica – possono essere troppe anche da altri punti di vista. David Zweig nel 2012 scriveva sul sito del “New York Times” che bisognerebbe scattarne di meno per evitare, in sostanza, una consapevolezza di sé eccessivamente precoce. Judith Myers-Walls, della Purdue University, qualche mese fa metteva in guardia su Today.com dal rischio di rendere il proprio figlio “il centro dell’universo” scattando foto soltanto a lui anziché all’intera famiglia.

Immagino che la soluzione sia, come al solito, il buon senso. Senza buttare alle ortiche la macchina fotografica, si può rinunciare a scattare cento foto identiche e selezionare i momenti importanti, evitando di passare la giornata con l’obiettivo puntato verso I propri bimbi.
Sierra Black scriveva su Babble: “Ho due rimpianti, riguardo alle 13.527 foto dei miei figli. Uno è non averne fatte di più. L’altro è non averne buttate di più”. Condivido la sua conclusione: “Non abbiamo bisogno di meno foto, ma di diventare fotografi migliori”. Anche perché quelle che si stampano e si incorniciano – e che rimarranno nella memoria della nostra famiglia – sono solo le fotografie più carine. Le altre stanno lì e diventano migliaia, virtualmente accatastate una sull’altra.

Quando mi chiedo se non sto esagerando, infatti, penso soprattutto a una questione concreta. Avere troppe foto non sarà, alla fine, come non averne nessuna? Mia mamma ha stampato quelle della sua nipotina che le piacciono di più e le ha chiuse in un album, protette dalla plastichina trasparente che appanna le infanzie degli anni Ottanta. Un gesto retrò che le darà ragione quando, tra qualche anno, dovrò mettere in ordine un milione di immagini, cancellare quelle inutili, quelle sfocate e quelle identiche. Tutte quelle, in pratica, che oggi mi sembra fondamentale conservare. E anche quando saranno in ordine, chi avrà voglia di prendere una settimana di ferie per aprire quelle cartelle e guardare cosa c’è dentro?

da Wired.it – di Irene Bonino

Ecco poche semplici regole per conservare i ricordi:

  • La Soluzione è scattare di meno e vivere quei momenti fondamentali di più.
  • Darsi un limite di scatto, decidere quante immagini servirebbero per descrivere una situazione, un po’ come succedeva una volta dove i rullini erano da 24 o 36 scatti, costavano molto e quelle erano le foto che dovevamo farci bastare.
  • Ad ogni limite predisposto, portare a stampare le immagini: i costi della stampa digitale oggi sono bassissimi perché non approffittarne?
  • Conservare le immagini in Album o creare fotolibri dedicati.

Ecco poche semplici regole per conservare i ricordi in modo tale da non perderli e poterli guardare quando ne abbiamo voglia, riscoprendo quei momenti di unione famigliare che ormai si sono persi!

 

Leave a Reply

Your email address will not be published.